Oli della Basilicata

Ferrandina ed i suoi olivi

L’olivicoltura è una realtà ben radicata nella storia della Basilicata. La sua importanza è tale da aver influenzato l’economia del territorio, indirizzando anche nei secoli le scelte gastronomiche locali. Le prime coltivazioni di olive lucane risalgono all’epoca della Magna Grecia; successivamente è stato di primaria importanza il ruolo rivestito dai monaci basiliani, i quali in seguito alla caduta dei Bizantini, fornirono nuovo impulso alla coltivazione utilizzando l’olio nel corso delle celebrazioni cristiane.

L’olio extravergine di oliva è molto diffuso nella regione: l’olivicoltura oggi copre l’85% dei terreni disponibili. Sono circa 31.000 gli ettari coltivati ad ulivi tra Matera e Potenza, mentre la produzione media annuale si attesta sui 500.000 quintali. Le distese di ulivi che dipingono scenari incantevoli in collina e montagna svolgono un ruolo fondamentale anche nel difendere tali zone da fenomeni di erosione e possibili smottamenti. Il panorama olivicolo regionale si suddivide in tre zone principali: il Vulture, la Bassa Val d’Agri e la Maiatica detta anche “Bassa Collina Materana”. Sono i terreni lavici e la singolare composizione mineralogica a garantire un olio dalle caratteristiche organolettiche uniche.

Gli oliveti lucani sono caratterizzati da un panorama di 27 cultivar autoctone: fra queste l’Ogliarola del Bradano o Ogliarola del Vulture, la Majatica di Ferrandina, la Cima di Melfi, la Palmarola, la Coratina, la Fasolina e la Farasana. Le più diffuse sono l’Ogliarola del Bradano, la Majatica di Ferrandina e la Coratina.  L’Ogliarola si caratterizza per la capacità di fruttificare sui terreni di origine vulcanica mentre dalla Majatica di Ferrandina, invece, oltre all’olio si ricavano olive da tavola: queste olive, passite al forno, costituiscono proprio una specialità di Ferrandina, oggetto di Presidio Slow Food.

L’oliva infornata di Ferrandina, presidio Slow Food

Il ricorso a cultivar selezionate e la presenza di un’ottima percentuale di minerali naturali nei terreni portano alla produzione di ottimi oli nella regione. Nella zona nord ritroviamo l’Ogliarola del Bradano con un olio tendenzialmente erbaceo, con sentori di mandorla e carciofo, caratterizzato da amaro e piccante leggero con retrogusto mandorlato. In provincia di Matera domina la Majatica di Ferrandina con un olio erbaceo dai sentori di pomodoro, carciofo e mandorla, equilibrato al gusto con note di amaro e piccanti medie. L’olio extravergine da Coratina è un fruttato intenso ricco di sentori balsamici di menta e rosmarino, dotato di amaro e piccante spiccati ma ben armonizzati.

La Basilicata si fregia della certificazione DOP per un olio in particolare, l’olio Vulture DOP. Il Monte Vulture è un vecchio vulcano inattivo che ha generato i terreni su cui oggi sono coltivati gli olivi che generano questo olio. La Vulture DOP è composta per almeno il 70% dalla varietà Ogliarola, alla quale si uniscono Coratina, Provenzale, Leccino, Cima di Melfi, Palmarola, Frantoio, Cannellino e Rotondella in misura non superiore al 30%.  Quest’olio, dal fruttato medio con sentori di pomodoro, leggermente amaro e piccante, è ideale per accompagnare i piatti tipici della tradizione lucana, dai primi piatti asciutti o in brodo fino ai pesci e carni in umido.

L’olio Vulture DOP è ideale a crudo o per accompagnare piatti tipici come le orecchiette alla lucana
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