Gli oli del Lazio

Lazio e “produzione di olio” è un binomio che ha avuto origine in epoche antiche, come testimoniato da una serie di reperti archeologici risalenti al VII secolo a.C. Soprattutto vasi destinati alla conservazione del prezioso liquido.

Un contributo decisivo allo sviluppo dell’olivicoltura nella regione è da attribuire alle popolazioni etrusche ed ai Sabini. Gli Etruschi promossero metodi di coltivazione naturale nella Tuscia. La Sabina, invece, in epoca medioevale beneficiò dell’abilità dei monaci di Farfa nel coltivare le olive, divenendo ben presto il fulcro dell’olivicoltura del Lazio. Il perfezionamento delle tecniche di produzione e la diffusione dell’olio alle altre regioni italiane sono infatti riconducibili all’impero romano.

Oggi è la provincia di Roma a destinare il maggior numero di ettari di terreno alla coltivazione degli ulivi, circa 80.000 ettari. Seguono Frosinone, Viterbo, Latina e Rieti. Le superfici dedicate alle piante d’ulivo rappresentano più del 7% di quelle presenti sul territorio italiano; l’8% delle stesse viene coltivata seguendo i dettami della produzione biologica. Nel Lazio il numero di frantoi ha ormai superato quota 370. Tuttavia per diversi decenni la produzione di olio extravergine di oliva nel Lazio è rimasta nell’ombra. Aree di grande vocazione nel settore, come le colline Pontine, la Tuscia e la Sabina, sono rimaste note a lungo solamente agli operatori. Un riconoscimento importante è giunto, nel 2015, dalla guida “Oli d’Italia” del Gambero Rosso, che ha assegnato al Lazio il secondo posto tra le regioni produttrici di olio extravergine.

Confrontata con le altre, la produzione di olio nel territorio laziale si situa abitualmente tra il 5° e il 6° posto in classifica, avvicinandosi a quella Toscana.

Sono 4 le DOP presenti; si tratta di Canino nel viterbese, Tuscia, Sabina nel territorio della Sabina romana e reatina e Colline Pontine nella provincia di Latina. L’olio extravergine Dop Sabina è allo stesso tempo armonico ma ricco di contrasti, tanto da risultare al palato dolce con un retrogusto amaro. A contribuire alla sua rotondità sono le note piccanti e la sua bassa acidità. La Dop Tuscia è un olio dal piacevole colore smeraldo arricchito da riflessi dorati. Presenta un sapore di fruttato medio e regala un retrogusto tra amaro e piccante ben equilibrato.

Per quello che riguarda le cultivar più diffuse nel Lazio, si segnalano dieci varietà autoctone: Canino, Carboncella, Itrana, Minutella, Olivago, Olivastrone, Rajo, Rosciola, Salviana e Vallanella. A tali varietà se ne affiancano molte altre; tra le più note si ricordano Crogiolo, Strana, Leccino, Moraiolo, Frantoio e Carboncella. L’Itrana per lungo tempo era conosciuta solamente nell’ambito della produzione delle olive di Gaeta. Oggi, finalmente, viene apprezzata per la capacità dei suoi frutti di dare origine ad un olio extravergine dal fruttato intenso e profondamente erbaceo, ben equilibrato al palato.

 

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